Il Polo scolastico professionale Remo Brindisi del Basso Ferrarese è ubicato al Lido degli Estensi nei pressi del porto canale che separa il noto centro turistico da Porto Garibaldi.
Il centro studi insediato nel complesso ex Enaoli è ben collegato a tutti i comuni del comprensorio: Comacchio, Lagosanto, Codigoro, Ostellato, Mesola, e Goro, da un efficiente servizio di autopullman.
Gli studenti, infatti, arrivano a scuola e ripartono ciascuno per la propria destinazione direttamente dal piazzale antistante l’Istituto.
Le radici storiche affondano in un passato ormai lontano, quando negli anni '60 gli istituti professionali Ercole I d’Este e Luigi Einaudi di Ferrara, istituirono qui le loro sedi coordinate.
Nel 1995 è stato istituito un Polo Scolastico Professionale autonomo, l’IPSIA, che non solo è in grado di offrire all’utenza una vasta gamma di profili professionali rispondenti alle richieste del mondo del lavoro, ma ha anche saputo proporre e sviluppare iniziative culturali e professionali in perfetta sintonia con le risorse umane e territoriali del posto.
Agli alunni si offre la possibilità di scegliere fra 3 diversi indirizzi di studio:
Remo Brindisi nasce a Roma il 25 aprile 1918.
Frequenta dapprima la Scuola d’Arte di Penne, dove suo padre insegna scultura in legno e dal 1935 per breve tempo i corsi di scenografia del Centro Sperimentale di Roma e le lezioni alla Scuola Libera di nudo dell’Accademia di Belle Arti di Roma, fino a quando ottiene una borsa di studio per l’Istituto Superiore d’Arte per l’Illustrazione del Libro di Urbino.
Una volta diplomato apre uno studio a Firenze, dove allestisce nel 1940 la sua prima mostra personale.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale è chiamato sotto le armi, la guerra lo porta prima a Firenze, dove, a seguito dello sbandamento dell’esercito italiano vive una pausa felice ritrovando il circolo di artisti, quali Felice Carena, Ardengo Soffici, Ottone Rosai...
Fatto prigioniero dai tedeschi, riesce a fuggire e si rifugia in clandestinità a Venezia fino al giorno della Liberazione.
A Venezia inizia un sodalizio con Carlo Cardazzo, che gli assicura un’intensa attività espositiva, specie presso la propria Galleria "Il Cavallino".
Nel 1947 si trasferisce a Milano, dove Cardazzo ha aperto la Galleria Il Naviglio, presso la quale Brindisi esporrà per molti anni.
Nella polemica tra realisti ed astrattisti in corso negli anni ‘50, Brindisi si schiera aderendo al Gruppo “Linea” con Dova, Kodra, Meloni, Paganin, Porzio, Quasimodo, Joppolo, Tullier. Nel 1950, dopo lo scioglimento del Gruppo Linea, si accosta al movimento del Realismo.
Ma in seguito, in occasione di una mostra antologica sulla sua opera al Padiglione d’Arte del Comune di Milano, si consuma la sua rottura nei confronti del movimento, che coinvolge, oltre all’ambiente artistico, la stampa politica, attraverso due protagonisti: Giorgio Kaisserlian, che scriveva per 2Il Popolo", e Mario de Micheli, per "L’Unità".
Erano gli anni del rapporto Kruscev e della rivolta ungherese del 1956.
Tra il 1957 e il 1961 lo stile dell’artista subisce una svolta verso modi espressivi che vengono definiti "Nuova Figurazione", e di questo periodo sono i cicli storici improntati all’impegno civile, composti da tele di grandi dimensioni, come quelli sul Fascismo e sulla Resistenza, in due versioni, sul Processo Mindszenty e sull’Abbattimento del Mito di Stalin.
Instaura un nuovo rapporto di collaborazione con il gallerista Enzo Pagani ed espone i grandi cicli nella galleria Il Grattacelo, diretta dalla stesso Pagani.
Di questo tenore storico-simbolico è innanzitutto la "Via Crucis" del 1956-57, nato in un clima di vivace rottura e polemica nell’infiammato ambiente milanese di quegli anni.
Il ciclo è costituito da quattordici tele corrispondenti alle tradizionali stazioni.
Con il ciclo sul Fascismo e la Resistenza abbandona l’impianto architettonico dell’immagine e si volge con maggiore decisione all’informale in senso del tutto strumentale per le esigenze di una espressività intensa e dai toni ombrosi.
Contornato da una serie di disegni, tempere, incisioni, si compone di due serie di grandi quadri di ispirazione morale.
I temi: Marcia su Roma, L’uccisione di Matteotti, Hitler, Patto d’Acciaio, L’Ovra, Piazzale Loreto, L’ultima notte di Mussolini e Claretta, La fucilazione di Mussolini e Claretta, Mussolini sul Gran Sasso, L’Impero.
Brindisi affronta il discorso dopo quindici anni dai fatti.
Le opere parlano di atmosfere interiori, di un ricordo traumatico che riemerge dopo anni sotto forma di incubo, di brandelli di inconscio in che tornano a galla dopo la "normalizzazione".
Riemerge la cattiva coscienza, il marchio della colpa sull’uomo, l’orrore non rielaborato e non superato.
Brindisi si riconduce ad alcuni avvenimenti salienti della vicenda del fascismo e li ricrea come fotogrammi colti nel moto della pellicola, ma di immagini visti con gli occhi della mente.
La ricerca stilistica portata avanti con i grandi cicli si riflette nell’altro aspetto della sua poetica, quello del lirismo descrittivo dei primi anni, e nei temi consueti dei ricordi di Venezia, o dell’ambiente contadino e pastorale dell’Abruzzo della sua infanzia.
Nel 1972 è nominato presidente della Triennale di Milano.
Brindisi è stato per parecchi anni docente e direttore dell’Accademia Di Belle Arti di Macerata, ricevendo la medaglia d’oro della Pubblica Istruzione per meriti culturali.
Nel corso della sua attività ha conseguito numerosi premi ed ha esposto in mostre personali a Firenze, Venezia, Milano, Verona, Pisa, Reggio Emilia, Bologna, Ferrara, Torino, Macerata, Bari, Pescara, Trento, Torino, Legnano, Roma, Zurigo, Salisburgo, Parigi, Nizza, Vienna, Locarno, Praga, Coblenza, Monaco di Baviera, Dresda, New York, Boston, Washington, Bucarest, Ginevra.
Tra le numerose esposizioni collettive, la mostra sull’arte italiana al Cairo, la Biennale di San Paolo del Brasile, la mostra internazionale del secondo Novecento a Parigi.
Dai primi anni ‘70 vive tra Milano e il Lido di Spina dove muore nel 1996.
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